La
biografia di Agatha Christie,
edita da Mondadori in
una nuova
edizione dopo anni di fuori catalogo, è una di quelle occasioni che
gli appassionati non possono farsi mancare.Perché
sono 560
pagine piene di curiosità e
di
chicche di ogni genere. Si parte dall'epoca vittoriana, raccontata con tutte le sue sfaccettature, per arrivare all'incredibile fascino dei veleni che l'Agatha infermiera ben conosceva.
E
poi altre rarità: l'Agatha che fa surf (ebbene si,la
creatrice di Miss Marple aveva un debole per le onde) e
quellain missione per conto dell'Impero Britannico nell'
“esposizione delle caratteristiche della cultura british”,
fino all'Agatha viaggiatrice e archeologa.
Seppur tralasciando volutamente il tema della sua misteriosa scomparsa,
dovuta a un esaurimento nervoso dopo l'infedeltà del marito e la
morte della madre, nella sua biografia la Christie, che odiava dover
presenziare in pubblico e
le interviste,
non nasconde i suoi piccoli difetti. Come quello, non facile da
accettare per uno scrittore, di avere seri problemi con l'ortografia.
Ne
esce fuori il ritratto di una donna forte, che è sempre riuscita a
superare i problemi della vita, grazie anche a una massiccia dose di
ironia e comicità di cui era largamente provvista.
Come con i suoi gialli, anche con la sua autobiografia,
Piccola
autobiografia di una vita da lettrice di una editor parigina. Il
lettore vi troverà elencati i vizi, le manie e le abitudini che
affliggono il bibliofilo. E, si delizierà con il capitolo sulla
nausea da lettura.
(Scoprire
questo libro quando ormai è fuori catalogo. Trovarlo
in biblioteca, per fortuna. Perché i “libri che parlano di altri
libri” non dovrebbero mai finire fuori catalogo. Sono libri che non
invecchiano, anzi ti mantengono sveglia e in allenamento, con
blocchetto alla mano per segnare titoli e prendere appunti. I
libri che parlano di altri libri non annoiano mai, anzi ti
sorprendono e Annie François lo fa con una lucida eleganza.)
“Non
voglio più leggere.
Tutti
questi personaggi, queste bestie, queste nuvole, queste tragedie,
questi paesaggi, queste avventure sordide o magnifiche mi soffocano.
Perché
questi giochetti di sostituzione, questi viaggi di carta, questi
surrogati di passione, di delitto? Voglio vivere. Sottrarmi alla
tirannia della loro finzione. [..] Da cosa scappo con tanta frenesia,
leggendo? Che cosa mi nascondo? Quale vuoto colmo? Quale incredibile
vacuità mi abita, dove turbinano nugoli di titoli approssimativi, di
nomi di autori sconciati, di frammenti di citazioni sbagliate, dove
rotolano meteore di indicazioni di opere da acquistare?
Basta.”
(E'
il colmo che io abbia trovato questo libro proprio in biblioteca.
Perché c'è un capitolo anche su di loro, i bibliotecari che Annie
mal sopporta. Citando Rimbaud, definisce i lettori “dei feticisti
che fanno la loro scelta maniacale nell'atmosfera intima dei settori
specializzati, consumando in una promiscuità di bordello [..] sotto
la sorveglianza dei seduti”. Provocazione o verità? A volte
bisogna saper riconoscere le proprie fissazioni, anche quelle da
lettore. Se come lei avete anche quella per il tabacco, potrebbe
interessarvi il suo “Il mondo in fumo”. Anche questo
fuori catalogo. La bella scrittura è andata in pensione, ormai.)
“La
storia dell'amore” di Nicole Krauss – Editore Guanda
Questo
è un romanzo dove ognuno può scegliere il protagonista che
preferisce.
C’è
Leo Gurski, che giunto alla fine dei suoi giorni sogna di diventare
uno scrittore, senza sapere di esserlo già.
C’è
Alma, che deve il suo nome alla protagonista di un romanzo
introvabile.
C’è
Zvi, che ha pubblicato un libro per amore di una donna.
Un
romanzo che parla di libri, di letteratura, persino di traduttori
letterari, dove le voci dei personaggi si snodano, intrecciando il
passato con il presente, seguendo non un ordine cronologico, ma
narrativo.
Per
certi versi proprio questo ordine-non-in-ordine, che mi ha ricordato
quello della serie tv “Once upon a time”, ha reso
avvincente la lettura.
Nonostante
un finale che può sembrare affrettato, mi sento di consigliare
questo libro, perché è ricco di quelle immagini che
è un piacere trovare in un romanzo.
Come
la descrizione dell’incontro tra Leo e il suo migliore amico,
disperso e dato morto.
Come
una pagina del quaderno di Alma (grazie al quale ci racconta la sua
storia) intitolata “Ricordi tramandati da mia madre a me”.
Una pagina che ha fatto venir voglia anche a me, di mettere per
iscritto i ricordi che mi sono stati raccontati, per non perdere
quella ricchezza di emozioni che riescono a suscitare anche solo
ascoltandoli.*
O
la descrizione di come nasce una storia d’amore: “e di nuovo
rimasero a parlare animatamente per ore: parlarono del suono del
violoncello, dei film muti e dei ricordi che entrambi associavano
all’odore del mare.”
Ecco,
questo è un romanzo che parla di memorie: il ricordo di un amore, di
un padre perduto, di scrittori scomparsi. Persino
il ricordo di un libro o quello
di un elefante che
si è visto da bambini e non si
sa se è vero.
Dove
le azioni dei personaggi sono legate proprio a questo,
i loro ricordi. Di
come questi scavino dentro di noi e lavorino per conto loro,
per portarci a compiere gesti che non ci aspettavano.
*(Per
esempio, io mi ricordo di un padre di famiglia, stanco e sfiduciato
dagli anni che passano. Quando gli ho chiesto: <<Come si fa a
riconoscere l'amore-quello-vero-che-dura-nel-tempo?>>. Lui, che
sosteneva fosse possibile, si è acceso al ricordo della moglie. Quando
erano due ragazzi e si erano persi di vista a causa di qualche
incomprensione. E poi, per caso, quando non ci pensavano neanche più,
si erano rivisti. E
lui non lo sa perché, ma gli abiti che lei aveva indossato quel
giorno se li ricorda alla perfezione. Una gonna chiara fino al
ginocchio e una camicetta bianca a righine gialle che per lui erano
il paradiso.)
Michele
Monina è riuscito a realizzare un mio grande sogno: una guida
turistica che si legge come un romanzo, con tanto di liste di canzoni e libri di riferimento. Partito nel 2012 con
l'intenzione di realizzare una collana dedicata all'Europa, il suo
non è solo un reportage volto a raccogliere informazioni turistiche
ma anche e soprattutto a raccontare l'aria che si respira negli anni
della crisi economica. Ad accompagnarlo, la sua “tribù”: moglie
e quattro bambini.
Caro
Michele,
devo
ammettere che nonostante i tuoi cinquantaquattro libri non ti
conoscevo.
Laurana Editore
Non
ti conoscevo neanche come critico musicale, sempre per colpa mia che
raramente mi capita di leggere un articolo che parli di musica.
Perché infondo come diceva il vecchio Frank, è come ballare di
architettura, più che altro si parla di quello che la circonda e qui
mi viene in mente il mitico Lester Bangs. Chissà se lo conosci quel
film Almost famous, che parla di gruppi rock, localacci e
di groupie, dai quello del <<Sono un dio dorato>>,
dove Lester è interpretato da Philip Seymour Hoffman. Non puoi non
averlo visto!
Se
dovessi fare una classifica alla Hornby di Alta fedeltà, del
tipo “I cinque migliori film recenti che parlano di musica”,
forse lo metterei al terzo posto subito dopo Acrosse the
Universe e I love Radio Rock.
Ma
non divaghiamo, anche perché in questo Michele, sei un maestro, il
tuo saggio/guida è pieno di “non potete perdervi Hyde Park, ma di
questo parleremo più avanti…” oppure “se volete fare un
esperienza mistico-culinaria aspettate di leggere il prossimo
capitolo”.
Ecco,
a parte questo la tua guida mi è piaciuta veramente tanto.
E’
perfetta per chi a Londra non è mai stato (tipo io, Michè),
per cui sono utili le informazioni su come muoversi già
dall’aeroporto. E per una come me, troppo pigra anche solo per
googlare, non sono affatto informazioni banali. Per non parlare degli
itinerari, si passa da quelli convenzionali a quelli più ricercati e
insoliti, anche se tu sei un poco poco fissato con Alan Moore,
lasciatelo dire.
Bella
l’idea di dividere la guida in capitoli che hanno come filo
conduttore le parti del corpo umano. Mi è piaciuto parecchio quello
della pelle, per parlare dei posti legati alla passione e al
divertimento, come Stonehenge e quella che sembra essere una chicca
meravigliosa, Legoland!
Mi
hai un po’ deluso però nel capitolo “stomaco”, ecco io mi
sarei aspettata una sfilza di consigli su dove mangiare piatti
esotici o tipicamente english e invece, mi sono ritrovata al primo
posto dei cibi da non perdere il vecchio e unto fish and chips! Ma
tranquillo, ti sei ripreso alla grande nel capitolo “cuore”,
sulla gente del posto. In particolare parlando dei Chumleigh
multicultural garden, un posto davvero originale che non
conoscevo e che ci dovrebbe rendere pure un pochetto orgogliosi,
visto che ci ha lavorato anche un gruppo di architetti italiani.
Credo proprio che ora diventerai la mia guida di riferimento da
consultare prima di partire e intanto, vado a recuperare gli altri volumi del “Grand Tour de Force”. See you later!
Commento
a "Le ore" di Michael Cunningham. Le parte in corsivo sono
riprese dal testo.
Edizione Bompiani
Virginia.
Laura.
Clarissa.
Io.
E
una canzone di Lucio Dalla e De Gregori.
Amare
la vita, Londra, questo momento di giugno e Roma, i vicoli e
la quotidianità che li pervade.
Essere
profondamente contente per delle immagini improvvise che si
presentano a spezzare la routine e che sembrano magiche – irreali,
che durano un attimo e sembrano essere state realizzate perché tu le
possa apprezzare, come l’ombra di un uccello che lascia
strisce di bianco brillante e verde.
Essere
piene di un amore così forte, così privo di ambiguità, che
assomiglia all’appetito.
Fare
cose strane, come affittare una camera in albergo per poter passare
qualche ora a leggere o sentirsi in pace in un centro commerciale tra
gli scaffali pieni di cose anche se non le si vuole comprare.
Desiderare
che un momento duri per sempre o almeno abbastanza a lungo per essere
vissuto e ricordato come merita.
Vedersi
dal di fuori e chiedersi se la nostra immagine corrisponde a quello
che siamo veramente, a quello che abbiamo dentro. E chiedersi come
fanno gli altri a ricordarsi, a fare in modo di essere, ogni
giorno e ogni ora, sempre la stessa cosa, a recitare sempre lo
stesso personaggio?
Fermarsi
all’improvviso all’angolo di un strada per ricordare un momento
passato e chiedersi come sarebbe stato il futuro rifiutato,
che si sarebbe svolto da qualche parte in Italia o in Francia, fra
grandi stanze assolate e giardini; sarebbe stato fitto di infedeltà
e grandi battaglie; sarebbe stato una grande e duratura storia
d’amore basata sull’amicizia così bruciante e profonda che li
avrebbe accompagnati fino alla tomba, e forse anche oltre.
Pensare che
sarebbe potuta entrare in altro mondo.
Chiedersi
come sarebbe stato un bacio.
Sentirsi
pazza solo a pensare certe cose, perché lei vuole essere
amata. Vuole essere una madre brava che legge una fiaba al figlio,
vuole essere una moglie che apparecchia una tavola perfetta. Non
vuole, non vuole affatto essere una donna strana, una creatura
patetica, piena di stranezze, di rabbia, solitaria, cupa, una persona
sopportata ma non amata.
Sapere
che il diavolo è nascosto dietro un mal di testa. Riconoscere che il
diavolo è non credere in se stesse, è non aver fiducia in se
stessa. Il diavolo succhia tutta la vita dal mondo, tutta la
speranza, e quel che resta quando il diavolo ha finito è un regno di
morti viventi – privo di gioia, soffocante.
Ascoltare
il racconto di un amico che la notte prima ha fermato l’automobile
nel deserto dell’Arizona ed è rimasto immobile sotto le stelle
finché non ha sentito la presenza della sua anima, o comunque si
voglia chiamarla, quella parte che era stata un bambino e che ora –
sembrava solo un momento dopo – era in piedi nel silenzio del
deserto, sotto le costellazioni. E ritrovarsi in questo
racconto, perché quando si è di fronte al panorama di un paesaggio
ci si sente vivi e allo stesso tempo parte di qualcosa.
Amare
i treni e le loro destinazioni e quella felicità che si prova nel
momento in cui si è diretti verso un nuovo posto, mentre alle spalle
si è lasciata una situazione complicata e, sentirsi liberi, come gli
spiriti, liberati dai loro corpi terreni ma ancora in possesso della
parte essenziale di sé.
Chiedersi
dove finisce il romanzo e cominciamo noi stessi e come è possibile
trovare sempre qualcosa di noi in quello che si legge.
Decidere
di amarsi e sorridere perché il passato è diventato – lo abbiamo
fatto diventare – un bel ricordo e non un rimpianto. Andare avanti,
senza paura e senza bisogno di certezze.
Leggendo "Norwegian
Wood" l’idea che vi siete fatti è la seguente:
Edizione Einaudi
a)
Murakami è un fascista, un misogino e odia le lesbiche. Per lui le
donne sono sempre arrapate, pronte a saltarti addosso (e infatti
anche Naoko, che è una frigida, si dà da fare). Rabbrividite di
fronte a quella pazza di Midori e alla sua passione per i cinema osé.
Non leggerete mai più niente di suo, sicuro.
b)
Murakami è il Paulo Coelho dei giapponesi. Per voi Norwegian
Wood non è altro che una scopiazzatura leggermente più
raffinata di Veronika decide di morire. E almeno qui
qualcuno decide di farlo, santo cielo. Se interpellati in
proposito, la vostra reazione sarebbe: <<Leggere altro di
questo...“scrittore”? Assolutamente no, lo condivido solamente
quando dice: “Se uno legge quello che leggono gli altri,
finisce col pensare allo stesso modo. Queste cose lasciamole al mondo
dei provinciali, alle mezze calzette.” Per favore, e poi
Norwegian wood è l'unica canzone dei Beatles che proprio-non-si-può
sentire.>>
c)
Murakami?! Un genio! Finalmente qualcuno che vi capisce, che riesce a
dar voce a quei dettagli che pensavate di essere i soli a notare. E
di cui non avete mai osato parlare, per non rischiare di passare per
pazzi o – peggio ancora – per i “soliti malinconici”. Non
riuscite ancora a spiegarvi come questo romanzo, che parla di morti
suicidi e di (frequente) sesso tra sconosciuti, abbia una certa
grazia e vi abbia lasciato con una sensazione di speranza, di
rinnovamento per il futuro. I personaggi più belli sono certamente
Reiko, Hatsumi e Midori. E oltre ai discorsi di Midori, i capitoli
del sanatorio in montagna sono decisamente i vostri preferiti.
Adesso,
in base alla lettera che avete scelto, troverete il personaggio del
romanzo che meglio vi caratterizza:
a)
Siete Sturmtruppen.
Probabilmente
il vostro coinquilino ha già sostituito il poster di Amsterdam che
avevate appeso con l'immagine di un iceberg e, racconta aneddoti su
di voi. Tornate ai vostri esercizi ginnici.
b)
Siete Nagasawa.
Certo,
non farete la fine del vecchio Gatsby, il vostro cinismo vi permette
di rimanere sempre a galla. Ma poi, cosa ci troverete voi nel grande
Gatsby? Evitate le relazioni a lungo termine.
c)
Non c'è niente da fare, voi siete Toru.
Vi
basta una sonatina con la chitarra, una bella ragazza vicino e per
voi il mondo sembra girare nel giusto verso. Imparate a cucinare e
non sarete mai soli.
Le
prime volte fanno sempre un po' paura: pensa
al primo giorno di scuola, o
al primo tuffo fatto in piscina, il
primo bacio e
il primo bacio dato a una persona che ti piaceva veramente tanto, la
prima volta che hai dovuto parlare ad un pubblico, o
quando hai guidato la macchina da solo.
Persino
il primo post di un blog fa paura.
Ma
in tutte queste prime volte, oltre alla paura,
ti
accompagna la voglia di scoprire qualcosa di nuovo,
d'inaspettato
– la silenziosa ricerca di trovare ciò che ci rende vivi.
Come
un segreto che si rivela.
E'
la sensazione di aver superato l'ostacolo,
di
avercela fatta, di essere riuscito a raggiungere il tuo (piccolo)
traguardo.
E
ti sentirai più ricco: in un modo che non riesci a spiegare, ti
sentirai pieno,